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La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

Secondo la psicoterapia cognitiva standard, gli schemi disfunzionali di base influenzano le credenze intermedie, che, a loro volta determinano l’insorgere dei pensieri automatici, tramite i quali i pazienti interpretano una specifica situazione.

Come sappiamo, l’obiettivo del trattamento è quello di promuovere un cambiamento nel paziente derivante dal processo di modificazione del contenuto dei suoi pensieri e delle sue credenze disfunzionali.

Per far questo, però, è indispensabile che la persona sviluppi una visione critica di tali pensieri e schemi mentali. E’ necessario, in altri termini, che prima li identifichi e, successivamente, li metta in discussione, sottoponendoli a prove di evidenza (ristrutturazione cognitiva).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una terapia strutturata (protocolli terapeutici mirati e cuciti ad-personam), direttiva (il terapeuta istruisce il paziente assumendo attivamente il ruolo di “consigliere esperto”), pur sempre flessibile e di breve durata (cambiamenti significativi sono attesi generalmente dopo le prime sedute) ed ha un marcato orientamento al presente  e al problem-solving.

Biofeedback

Apparecchio elettromedicale utile ed efficace per promuovere il benessere psicologico negli stati ansiosi e di panico.

Il biofeedback è una tecnica terapeutica che consente ad un individuo di imparare a controllare e autoregolare le proprie risposte fisiologiche che sono solitamente al di fuori del controllo volontario o quelle che sono sfuggite ai meccanismi regolatori a causa di una malattia o un trauma. Strumenti estremamente precisi misurano e mostrano in tempo reale sul monitor di un computer informazioni riguardanti la propria fisiologia come: onde cerebrali, frequenza cardiaca, respirazione, tensione muscolare o conduttanza cutanea.

Tali informazioni, anche attraverso cambiamenti nel pensiero, nelle emozioni o nel comportamento, permettono di modificare il funzionamento fisiologico, producendo una riduzione della sintomatologia legata ad alcuni disturbi, oppure permettono di ottenere prestazioni superiori.

Mindfulness

Nella prospettiva della Minfulness, invece, si lasciano da parte i tentativi volti esplicitamente a risolvere i problemi, a correggere i pensieri o a sostituirli con altri più funzionali ed adattivi. Gli approcci basati sulla mindfulness insegnano al paziente a diventare più consapevole dei propri pensieri e sentimenti e a relazionarsi a essi in una prospettiva più ampia, decentrata, come a eventi mentali transitori piuttosto che come espressione del sé o come rispecchiamento accurato della realtà. In tal modo, se i pensieri autosvalutativi, ansiogeni e depressogeni vengono semplicemente riconosciuti come pensieri, il paziente sarà maggiormente in grado di liberarsi da essi, dal momento che non sentirà più necessario attivare alcun comportamento conseguente. Ad esempio se i pensieri non sono “reali”, non si configura nessun obiettivo da raggiungere e quindi non c’è bisogno di ruminare per cercare una soluzione.

In sintesi: Ogni persona ha bisogno di lavorare su di sé per correggere la percezione distorta della realtà che possiede e che le deriva dai condizionamenti impartiti dalla società, dalla condizione di vita, dalle pregresse esperienze esistenziali. Questa riorganizzazione della psiche avviene attraverso la pratica della Mindfulness, che, spostando l’attenzione al momento presente “Qui ed ora” apre le porte della nostra più piena consapevolezza. 

L’importanza della modificazione della relazione del paziente con i propri pensieri e sentimenti negativi è sintetizzata efficacemente da Kabat-Zinn: “E’ straordinario quanto risulti liberatorio sentirsi capaci di vedere che i nostri pensieri sono solo pensieri e non sono “NOI” né la “Realtà”. La semplice azione di riconoscere i nostri pensieri come pensieri e basta può liberarci dalla realtà distorta che essi spesso creano e conferirci una maggiore lucidità e il senso di poter gestire meglio la nostra vita.

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

L’unica tecnica riconosciuta dall’organizzazione mondiale della sanità per l’elaborazione di piccoli (t) e grandi traumi (T). Protocollo terapeutico sistematico di rielaborazione dei traumi mediante i movimenti oculari.

Ritenuto dalla comunità scientifica di straordinaria efficacia con risultati stimati tra il 70% ed il 100%.

L’EMDR è un trattamento psicoterapeutico innovativo in grado di aiutare la persona in modo naturale e realmente efficace a rielaborare certe situazioni traumatiche di diversa gravità in tempi brevi e con elevate percentuali di successo. L’EMDR è nato fondamentalmente per accedere, neutralizzare e portare ad una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente. Queste esperienze traumatiche possono consistere in :

  1. Piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo
  2. Eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (lutto, malattia cronica, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti)
  3. Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenze)

Si sente che veramente il ricordo dell’esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo sempre più sfumato e distaccato. I pazienti generalmente riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante da un punto di vista emotivo.

Mediazione familiare

La mediazione familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie separate o in via di separazione per supportarli nel loro compito di madre e padre, fornendo loro un’opportunità per comunicare in maniera costruttiva e quindi trovare accordi concreti sulla gestione e l’’educazione dei figli. Obiettivo centrale della mediazione familiare è il raggiungimento della bigenitorialità ovvero la salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli, soprattutto se minori. In questo modo i genitori sono protagonisti di decisioni prese insieme.

La mediazione familiare si rivolge a:

  • Coniugi o conviventi che desiderano separarsi prendendo accordi insieme ed in prima persona per la gestione dei figli
  • A persone già separate o divorziate che vogliono rivedere gli accordi esistenti

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